Nov 20 2008
un video divertente: la pizzica a modo Zelig
un sorriso non guasta mai, godetevi la pizzica dellu centru destra direttamente da Zelig.
a presto
Nov 20 2008
un sorriso non guasta mai, godetevi la pizzica dellu centru destra direttamente da Zelig.
a presto
Nov 19 2008
Il gruppo degli Aria Frisca (Aráchne Fellinese Antica), si forma con l’intento di portare tra la gente la pizzica. Nascono a Felline, un piccolo paesino del Leccese, esattamente il 26 maggio del 2001.
Accumunati dalla stessa passione per la musica e la cultura della loro terra, Salvatore de Lorenzis –(tamburello), Salvatore Trianni (tamburello e armonica a bocca), Tiziana Manco (voce), Cinzia Marinosci (voce e tamburello), Barbara Spennato (voce), Mauro de Filippis (fisarmonica, voce e pifferi), Mino Scanderebech (flauto), Daniele Morciano (chitarra e voce) e Alessandro Tuma (chitarra e voce) uniscono le tradizionali sonorità popolari della pizzica ad arrangiamenti più barocchi, rinnovando e personalizzando la musica delle loro radici.

Gli Aria Frisca non si dedicano solo alla pizzica ma riportano in auge tutta una cultura musicale salentina che si annida nei canti di amore, nelle canzoni di lavoro e di protesta, il tutto orchestrato magistralmente ponendo, al centro dell’armonizzazione, antichi strumenti come il flauto, il piffero e il tamburello che, assieme allo strumento più potente, la voce, fanno rinascere vecchie emozioni.
Questi ragazzi non si limitano solo a suonare, ma si dedicano anche a tutto un percorso di ricerca presso gli anziani del loro paese e dei paesi vicini alla ricerca di storie, racconti, aneddoti sul fenomeno del tarantismo per comprendere ancora meglio la musica che amano e che presentano. Ben convinti che non bisogna mai perdere i contatti con le proprie radici, sanno anche quanto sia importante rinnovare la tradizione pur rimanendo fedeli alle origini.
Oggi Aria Frisca è anche un’associazione culturale che ha come scopo proprio lo studio e la riscoperta della cultura salentina e Fellinese in particolare. “Quello che oggi è al centro del nostro interesse – dice Daniele Morciano, chitarra e voce del gruppo - è ogni aspetto (antropologico, psicologico o sociologico) della nostra cultura. Stiamo a tal proposito organizzando dei gruppi di studio sul territorio.”.
Ott 20 2008
torniamo con un’altro video che dimostra la forza trainante della pizzica, durante una Sagra del Salento “Sagra della taranta e della pizzica di Salve il 20 agosto 2008.
Una serata fantastica all’insegna del buon divertimento e tanta pizzica, gustatevi questo video.
Offerto da sito dedicato a Pescoluse marina del Comune di Salve
Ott 10 2008
Dopo cinque anni da Pizzicata, nel 2000 Edorardo Winspeare decide di ritornare a parlare del Salento e della Taranta con un nuovo lungometraggio: Sangue vivo.
Scritto e diretto da Edoardo, narra la storia di un gruppo di suonatori di taranta la cui storia si intreccia con i traffici della malavita tra Italia ed Albania, la dipendenza dalla droga. È una storia drammatica, di contrasti, dove due fratelli salentini, Donato e Pino Zimba si affrontano a muso duro corrosi da vecchie storie familiari che porteranno alla morte di uno dei due mentre, sullo sfondo, si alternano i colori e i suoni del Salento con i suoi tamburelli e la sua pizzica.
Un film coraggioso, sicuramente, che narra la storia di questa terra utilizzando la sua lingua, quel dialetto così stretto che ha bisogno dei sottotitoli per essere compreso. Winspeare riesce a parlare di questa vicenda cruda e reale senza cadere in banalità e dipingendo una Puglia vera, senza falsità, dove tutto è natura e tutto è istinto. Parla dei suoi uomini, di giovani che non hanno lavoro e che vagano per le strade notturne delle città, che si mescolano con i nuovi immigrati albanesi, si intrecciano con loro e si combattono, alla ricerca di un’identità che si ritrova forte e viva nella pizzica. Ed è proprio la pizzica la vera protagonista di questo film che con Pino Zimba raggiunge vette difficilmente raggiungibili.
Un film poco conosciuto, questo è vero, ma che possiamo annoverare fra le perle preziose che una terra come il Salento ha donato a chi ha occhi e cuore per viverlo.
Premi e riconoscimenti cinematografici
Titolo originale: Sangue vivo
Paese: Italia
Anno: 2000
Durata: 95′
Colore: colore
Audio: sonoro - dialetto salentino (sottotitoli in italiano)
Genere: drammatico
Regia: Edoardo Winspeare
Soggetto: Edoardo Winspeare
Sceneggiatura: Antonella Cannarozzi, Sabrina Balestra, Giorgia Cecere, Edoardo Winspeare
Interpreti e personaggi: Pino Zimba, Lamberto Probo, Alessandro Valenti, Lucia Chiuri, Claudio Giangreco, Ivan Verardo, Cinzia Marzo
Musiche: Gruppo Zoè
Set 18 2008
Ecco un video tutto “pizzicato”, La danza pizzica pizzica, in questo video sulle note de “lu core meu”, dal cd dei Ballati Tutti Quanti (fratelli Rizzello di Spongano -Lecce-) “Ttacca banda” 2005.
Auguri e complimenti a questo magnifico gruppo.
a presto
Set 14 2008
La fama della pizzica, in questi ultimi anni, si sta diffondendo a macchia d’olio, raggiungendo i confini dell’Italia e andando oltre. Sono nate scuole di danza per impararne i passi e i “pizzicati” si esibiscono sulle piazze di tutta l’Italia. Parlando di questa famosa danza salentina, si sente sempre più utilizzare il termine taranta per indicarne, in realtà, il ballo o la musica. Questo termine, taranta, viene utilizzato in questo senso in maniera impropria.
La pizzica, come ben sappiamo, nasce come musica terapeutica fatta suonare dagli uomini all’interno delle case (o nelle piazze) per liberare le “pizzicate” dal morso della taranta, termine salentino per indicare la tarantola, il ragno della famiglia Lycosidae, che aveva fama di pizzicare le donne sotto le vesti durante il periodo della mietitura. La musica da loro utilizzata aveva la funzione di far ballare le donne fino all’estremo, in modo da uccidere il ragno e liberare le fanciulle dal malessere provocato dal morso. Questa danza è poi stata indicata come “pizzica tarantata” proprio per indicare il tipo di danza e da cosa veniva provocata.
In seguito, mal utilizzando il termine tarantata, l’indicazione di questo ballo terapeutico è stato abbreviato con il termine taranta (che nella lingua salentina indica, appunto, la tarantola) portando ad un uso inappropriato del termine. Oggi rimane l’utilizzo di questo termine per indicarne la particolare danza provocata dalla tarantola, sebbene viene in realtà chiamata unicamente con il nome dell’animale che ne provoca il movimento.
Giu 20 2008
La tradizione vuole che una delle tante varianti della pizzica sia, principalmente, una danza di corteggiamento dove la donna, muovendo i passi e saltellando al ritmo dei tamburelli, si lascia corteggiare dall’uomo.
Questi, avvolto dalla sensualità della danza, della musica e dagli sguardi di lei, lascia alla donna il potere della scelta. Ed ella, fedele alla sua storia ancestrale, gestisce le redini del fato e del destino amoroso, scegliendo il proprio partner e lasciandosi scegliere nuovamente da lui. Sarà proprio il fazzoletto rosso, rosso come il sangue e la passione, rosso come l’istinto incontrollato che, sventolato dalle mani di lei, sceglierà partner.
Questi accetterà la scelta della donna e si avvicinerà a lei, nel vortice di una danza erotica e sensuale, fatta di leggeri sfioramenti e sguardi erotici. Il fazzoletto rosso sarà, quindi, strumento di invito per l’uomo, scelto ad unirsi al suo sì. Questo rito del fazzoletto per la scelta del partner amoroso si ritrova ancora oggi non solo nel Salento, ma in tutta la regione e in alcune aree della Basilicata e della Campania.
La tradizione fa risalire l’uso del fazzoletto a periodi molto antichi e lo vuole simbolo d’amore. Il rosso acceso della stoffa emerge tra i movimenti caldi della danza per disegnare vortici di corteggiamento e di amoreggiamenti, per esprimere la propria voce una volta che la donna ha scelto il suo uomo. Giunti a questo punto il fazzoletto diverrà simbolo dell’amore concesso al partner da parte della fanciulla, la quale dona quel fazzoletto, rosso come il suo cuore, a colui che l’ha conquistata.
Alcuni studiosi sostengono, oggi, che il fazzoletto non appartiene alla tradizione della danza, ma che sia stato aggiunto in seguito, a mo’ di ornamento. Le mani delle danzatrici si anellavano del rosso della sua stoffa per aggiungere colore alla coreografia di una danza già di per sé travolgente. Quale che sia la sua vera storia, il rosso di quel fazzoletto è di sicuro simbolo emblematico di un sentimento forte ed istintivo come l’amore e la passione di cui si fa vessillo.
Mag 18 2008
Danza a scherma o delle spade è una danza molto antica che ogni anno viene riproposta dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 agosto nello spaio antistante il Santuario di S. Rocco a Torrepaduli in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo.
Molto probabilmente deriva da duelli rusticani che si tenevano per difendere l’onore o l’orgoglio fra famiglie rivali o in occasione di fiere e mercati. Anche se non lo si può affermare con certezza questo ballo sembra essere stato introdotto dagli zingari che gestivano i principali mercati di bestiame.
Il ballo è accompagnato dagli immancabili tamburelli salentini e da armoniche e bocca. I danzatori si sfidano in una specie di duello che in passato prevedeva l’utilizzo di coltelli oggi non più utilizzati.
Lo scopo principale della danza è quello di colpire l’avversario, e ogni gesto simula i movimenti tipici della lotta con i coltelli seguendo delle regole di combattimento: non voltare mai la schiena all’altro, essere sempre vigili e tenere bene le distanze.
Il ballo prevede la presenza di due ballerini che vengono man mano sostituiti con persone presenti nel gruppo.
Mag 01 2008
Pizzica-pizzica o pizzica de Core costituisce l’espressione più tradizionale della danza salentina e le sue origini sono ancora incerte.
Per molti costituisce quasi un rito praticato dalla gente semplice che dopo un duro giorno di lavoro nei campi in occasioni particolari si radunava per cantare e ballare insieme. Questo tipo di pizzica non è altro che un lungo corteggiamento durante il quale i due ballerini si lanciano sguardi provocatori avvicinandosi l’un l’altro ma non toccandosi mai.
Vi sono solo un timido sfiorarsi e una serie di gesti che evidenziano il desiderio dell’uomo di entrare nelle grazie della donna, e quello di lei di essere corteggiata dall’uomo, ma nello stesso tempo di sfuggirgli nel momento in cui egli prova ad avvicinarsi. Sicuramente il tutto deriva dalle condizioni sociali e culturali del tempo, quando cioè le distanze tra uomini e donne dovevano essere sempre rispettate.
Un elemento particolare in questo tipo di ballo è il fazzoletto rosso che la donna sventola provocando l’uomo che di volta in volta sceglie come suo compagno di ballo fino a quando non lo dona a colui che è in grado di assecondarla maggiormente. Inoltre non ci sono passi precisi da imparare e seguire perché il tutto è affidato alla sentimento, alla fantasia, alla sensualità e passione dei protagonisti.
Apr 02 2008
Da un decennio a questa parte si è avuto in tutto il Salento la riscoperta della musica popolare fatta soprattutto di suoni caldi e solari proprio come la gente del luogo. Sempre più spesso d’estate si può assistere a concerti di gruppi folkloristici e a centinaia di persone che si lasciano trascinare dai canti e dai suoni frenetici della pizzica.
Lo strumento principe di questo ballo è il tamburello leccese suonato in modo particolare e cioè dando il ritmo di base con la percussione e, un caos ordinato con i sonagli. Ad esso si accompagnano:
- la tamborra, cioè un tamburello sordo senza sonagli che viene molto utilizzato nelle pizzichi tarantate perché origina un suono cupo e profondo che ricorda il rito di guarigione;
- il violino che è stato introdotto come strumento terapeutico per le tarantate
- la chitarra che ultimamente è stata utilizzata anche come strumento solista e di cui una forma particolare importata nel Salento è costituita dal Trés;
- l’organetto che è lo strumento folkloristico per eccellenza
- le nacchere spagnole hanno anche una versione salentina chiamata tiritacchete;
- il mandolino e la mandola napoletani;
- il flauto insieme al tamburello sono gli strumenti più antichi della tradizione popolare salentina che veniva suonato nella sua versione doppi fin dal periodo messapico
- cupacupa e tricche tracche sono due strumenti che vengono utilizzati per mantenere il ritmo.
La musica folkloristica salentina è fatta soprattutto di danze e di tarante che possono essere suddivise in tre categorie principali di pizzica: la pizzica tarantata , la pizzica de core e la danza delle Spade.
La pizzica tarantata è un’antica danza terapeutica individuale o collettiva che nasce dall’altrettanto antico rito di guarigione dei taratati e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina.