La Pizzica nel Salento

La pizzica ha origini molto antiche che risalgono sembra addirittura a culti dionisiaci molto comuni nell’area del Salento, provenienti dalla Grecia, e fatti propri dalle popolazioni locali.

Il culto in onore del dio Dioniso era particolarmente sentito: durante i  festeggiamenti le popolazioni si lasciavano andare pubblicamente a comportamenti sfrenati, aiutati dal vino. Dioniso a Roma era identificato appunto con Bacco.

Tutto ciò va inserito nel contesto che il Salento era una terra costantemente sotto l’influenza della Grecia e che, ancora oggi, ospita una comunità di minoranza linguistica detta Grecìa salentina.

Col tempo, Dioniso divenne famoso anche come dio del benessere e della gioia e gli si attribuiva la proprietà di guarire i mali.

L’uso dei racconti del passato è d’obbligo per spiegare i rapporti tra il dio e la pizzica: dopo il morso della tarantola, la persona cadeva in uno stato di choc dal quale riusciva a risvegliarla solo la musica; la persona danzava e musicisti specializzati suonavano per lei  fino a quando non riusciva a annullare l’effetto del  veleno. Questo rappresentava un momento collettivo durante il quale ci si  estraniava dalle costrizioni e dalle regole morali della comunità, una sorta di momento liberatorio a cui partecipava tutta la popolazione.

Con l’avvento del cristianesimo la figura terapeutica di San Paolo si affianca  a quella della guarigione tramite il ballo. La guarigione dal morso della tarantola aveva il suo scenario rituale nelle quattro mura di casa, per lo più la sua camera da letto, con la musica e con la danza: Ma la chiesa voelva avere la sua influenza anche su questo, e contrappose a tali riti la cappella di San Paolo a Galatina e il pozzo d’acqua miracolosa.

Confrontando i documenti del passato con i gesti delle danze, si nota come l’ atteggiamento antico delle cure tradizionali a domicilio non finirono; ad esse semplicement si aggiunse il pellegrinaggio verso l’acqua miracolosa per ringraziare il santo.

Sparito con il tempo il culto dionisiaco, e la venerazione a San Paolo, le danze rimangono e diventano patrimonio della cultura contadina.

La pizzica pizzica è un ballo vivace di coppia, diffuso sino all’ultima guerra  e compare come termine nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi vive per lo più nella memoria degli anziani del Salento, e prevede nelle danze caratteristiche movimenti molto legati al senso di circolarità anche risaltati dalla ronda stessa. Se si pensa alla pizzica ballata nelle sagre e nelle feste di paese, la ronda coi suoi musicisti e i suoi tamburellisti caratterizza l’intera piazza, accentrando tutta l’attenzione: non è solo un contorno, ma è il luogo eletto per il ballo, è lo spazio per eccellenza.    Ecco perché nelle varie manifestazioni in piazza, ma anche in quelle eseguite nel corso di feste private quali battesimi e matrimoni, la ronda c’è sempre e contribuisce alla riscoperta del folklore e della cultura tradizionale salentina.

La  pizzica scherma prevede un ballo tra soli uomini, contemplando  modi diversi di schermare per esempio mimando il coltello con le dita della mano e con altri gesti non facilmente interpretabili. I patner si trovano ad essere legati dal ritmo e dal movimento: il legame che si stabilisce tra loro è di tipo ancestrale ed affonda la sue radici anche nella competizione amorosa, facendo diventare il ballo un momento di sfida in cui ci si confronta, esibendo doti di agilità, creatività e prestanza fisica.

Nella “taranta” (che vuol dire semplicemente “tarantola”, il ragno) la musica usata  per cacciare gli effetti del morso della tarantola, veniva detta “pizzica tarantata”. Nella vita dei campi era facile che si venisse punti da ragni velenosi, e talvolta tali punture provocavano nel colpito un malessere che si esprimeva in svenimenti e stato di trance. Il ballo avrebbe avuto la funzione di esorcizzare, attraverso la danza sfrenata, tale stato di malessere e far guarire la persona colpita.

In alcune aree del Salento col termine “taranta” si poteva indicare l’intero fenomeno rituale della terapia musicale del tarantismo e di conseguenza anche il corrispondente repertorio musicale.

Da una quindicina d’anni nel Salento leccese alcuni suonatori e ballerini hanno diffuso una neo-pizzica sostanzialmente diversa da come la vorrebbe la tradizione, che ha avuto un notevole successo tra i giovani soprattutto nelle serate d’estate ai ritrovi di musica; oltre all’aspetto curativo questa danza  come vogliono i culti dionisiaci da cui proviene, è però essenzialmente un momento di sfogo e di liberazione: essa prevede un corteggiamento di spettacolo, con movimenti lenti e studiati di polsi e mani (a differenza della pizzica classica che prevedeva movimenti più decisi)  sguardi ravvicinati, passettini lenti, atteggiamenti di fuga, inseguimento e accettazione, affascinanti  rotazioni. La pizzica diventa allora ancora sensualità, ove la donna esprime la propria femminilità anche indossando ampie gonne e ampi foulard, mantenendo i capelli sciolti e movimentando la danza.

LA LUNGA NOTTE DI SAN ROCCO E DELLA DANZA DELLE SPADE

LA LUNGA NOTTE DI SAN ROCCO E DELLA DANZA DELLE SPADE

Ritorna anche quest’anno l’appuntamento con la grande festa di San Rocco e la pizzica più sentita e famosa del Salento: La danza delle spade.


Un rito che ha origini antichissime e che si ripresenta ogni anno come l’avvicendarsi delle stagioni. Forse i significati di oggi sono diversi rispetto a quelli di un tempo,  ma la magia e lo spirito che si creano all’interno delle ronde strette tra l’accalcarsi di tantissima gente, sono veramente autentiche.
Una festa antichissima questa di San Rocco a Torre Paduli, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

L’atmosfera che si respira a Torre Paduli nella notte più attesa dell’anno è veramente unica. Nella lunga notte tra il 15 ed il 16 agosto è tutto un fermento ed un crearsi di ronde spontanee nel cui interno danno spettacolo i danzatori delle spade, simulando gli antichi duelli che si verficavano un tempo nei mercati. Al ritmo incessante del tamburrello gli uomini si “combattono” nel rispetto di antiche ed ancestrali regole e consuetudini.

Il programma per la grande festa di San Rocco a Torre Paduli è pronto.
La manifestazione è stata patrocinata dal Ministero degli Affari Regionali

Il 12 agosto 2008
Apertura ufficiale della Mostra mercato che quest’anno conta circa 40 stand. Grande rilievo naturalmente ai prodotti tipici dell’artigianato salentino con un occhio di riguardo agli antichi mestieri ed in particolare alla creazione dei tamburrelli.

Il 12 agosto 2008
UCCIO ALOISI gruppu. Uccio Aloisi nasce settantacinque anni fa a Cutrofiano, un piccolo paese del basso salento. Antonio, questo il suo vero nome (da cui il diminutivo Antoniuccio e quindi Uccio), ha una storia di figlio della terra, nel senso più reale del termine. E’ ultimo di una numerosa famiglia contadina, povera gente che ogni alba iniziava una lunga giornata per la sopravvivenza, lavorando la terra.


13 agosto 2008

Albanoscia
KamaFei è un composto in griko, che vuol dire caldo che scorre, quel caldo che ci accompagna in ogni stagione, che nasce dagli strumenti tra l´antico ed il moderno, lo stesso calore che si cerca di dare durante i concerti e quel calore che restituisce la gente che ascolta ed è partecipe per ogni spettacolo che vorrebbe essere una festa che coinvolge come in una ronda estiva.

14 agosto 2008
ARCUEVI sono un gruppo musicale che propone pizziche e canti salentina. E’ composto da sei ragazzi originari di Matino e Casarano,decisi a tramandare il patrimonio culturale,espresso con canti  e ballate tradizionali, ricevuto anche attraverso la testimonianza dei propri nonni.

SU’ D’ESt
si tratta di un gruppo che fa il suo ingresso nel panorama della musica salentina, con l’orgoglio dell’appartenenza (sono d’Est) che da sempre anima gli abitanti di questa terra e con la consapevolezza di ciò che rappresenta una zona di confine come il Salento (Sud-Est): crocevia di scambi e incontri di culture, terra d’accoglienza per antonomasia.

17 agosto 2008
programma musicale organizzato dalla Pro-Loco San Rocco,con il gruppo “Vascomania” e il gruppo di pizzica “Artenoscia”.
Il Tutto si terrà in Largo San Rocco.

Quando la pizzica-scherma si trasformò in danza dei coltelli

Quando le storie si affidano alla cultura popolare, per la propria sopravvivenza, è facile notare come alcuni dati vengano trasformati dal tempo e da quel potente mezzo di comunicazione che è il passa parola.

Noi oggi siamo i figli dell’era elettronica e siamo abituati alla trasmissione delle notizie in digitale, la forma più precisa di trasmissione dati. Ma in passato il miglior mezzo di comunicazione non era la rete informatica, e il raccontare le cose subiva il tocco creativo del narratore. Stesso destino sembra sia accaduto anche alla Pizzica-scherma.

Nata come danza e come musica terapeutica, si è tramandata da madre a figlia, da figlio a padre subendo il destino del passa parola. Oggi si parla, tra le varianti della pizzica, della “Danza dei coltelli” o della “Danza delle Spade”, nomi che si colorano di immagini legate alla cavalleria e ai guerrieri. Ci si aspetterebbe di assistere ad una danza di lotta che fende nell’aria le sue armi di guerra e di sangue. In realtà questi due termini (spade e coltelli) nascono dalla trasformazione molto libera e, forse, deviante, del termine “scherma” della nostra scherma salentina. Con il passare del tempo, la scherma salentina è stata poi conosciuta come “Danza dei coltelli” o “Danza delle spade”, neologismi creati probabilmente da alcuni giornalisti pugliesi che hanno voluto dare un colore nuovo all’antica scherma salentina o, come viene anche conosciuta, la “pizzica-scherma”.

Se guardiamo agli usi e ai costumi del passato, nelle pieghe della storia in cui è nata questa forma di danza popolare, vediamo che l’uso di spade o di coltelli da parte di danzatori durante una festa pubblica in piazza era alquanto improbabile. Vi erano delle severe leggi che impedivano l’uso di armi per fini ludici. Oggi, però, è possibile notare che gli schermidori, danzatori d’eccezione della danza dei coltelli (o delle spade), maneggiano in realtà coltelli fittizi, rappresentati dall’indice e dal medio della mano che, come armi ideali, sfidano gli oppositori.

Chi ha voglia di godere dell’incredibile comunicazione corporea di questa antica danza non può mancare a Torrepadulila notte tra il 15 e il 16 agosto, notte in cui si dà vita a queste affascinanti danze in onore di San Rocco.

Danza a scherma o Danza delle spade

Danza a scherma o delle spade è una danza molto antica che ogni anno viene riproposta dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 agosto nello spaio antistante il Santuario di S. Rocco a Torrepaduli in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo.

Molto probabilmente deriva da duelli rusticani che si tenevano per difendere l’onore o l’orgoglio fra famiglie rivali o in occasione di fiere e mercati. Anche se non lo si può affermare con certezza questo ballo sembra essere stato introdotto dagli zingari che gestivano i principali mercati di bestiame.

Il ballo è accompagnato dagli immancabili tamburelli salentini e da armoniche e bocca. I danzatori si sfidano in una specie di duello che in passato prevedeva l’utilizzo di coltelli oggi non più utilizzati.

Lo scopo principale della danza è quello di colpire l’avversario, e ogni gesto simula i movimenti tipici della lotta con i coltelli seguendo delle regole di combattimento: non voltare mai la schiena all’altro, essere sempre vigili e tenere bene le distanze.

Il ballo prevede la presenza di due ballerini che vengono man mano sostituiti con persone presenti nel gruppo.