Stewart Copeland e la pizzica

La riscoperta della pizzica, che ormai segna ampiamente il decennio, ha lasciato strascichi molto interessanti nelle potenzialità musicali e culturali di quello che un tempo era considerato come un retaggio di antichi culti pagani destinato a disperdersi con l’avvento della modernità.

Se è vero che oramai l’immagine delle lunghe file di donne affette dalla puntura del ragno fuori dalla chiesa di San Paolo a Galatina è ormai un ricordo, la musica che accompagnava il rituale terapeutico di esorcizzazione del male è invece diventata uno dei capisaldi non solo della cultura e della creatività musicale della gente salentina, ma anche un campo di sperimentazioni e di frequentazioni che ha coinvolto anche artisti stranieri di fama mondiale.

E’ il caso di Stewart Copeland, ex batterista del gruppo dei Police, uno dei maggiori complessi rock nati sulle orme del punk alla fine degli anni ’70, che, invitato come percussionista durante il festival de “La notte della Tarantola” del 2003 a Melpignano, si è innamorato profondamente della pizzica al punto di diventarne non solo un abile esecutore, ma anche un promotore insieme ad altri importanti musicisti nel campo della sperimentazione musicale ed artistica. Il suono indiavolato dei tamburelli, i ritmi frenetici, le reminiscenze pagane sono alcune tra le suggestioni che hanno così tanto affascinato il musicista britannico.

Se vogliamo c’è un filo conduttore che sembra legare Copeland, il Salento e la musica, non è egli stesso infatti stato uno dei primi musicisti bianchi ad utilizzare le sonorità delle percussioni del reggae nella musica rock?

E non è, la musica reggae un altro degli esempi eccellenti dell’espressione culturale e creativa dei giovani salentini?

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