La “taranta d’acqua” di San Vito dei Normanni

San Vito dei Normanni rappresenta una delle tradizioni più originali e particolari del fenomeno culturale e rituale della pizzica, con una variazione rispetto a quella esistente nelle altre parti del Salento, caratterizzata dal fatto di essere totalmente priva di influenze e riferimenti alla tradizione cristiana.

Uno sviluppo autonomo ed originale che ha fatto si che ancora nel corso dell’ultimo secolo tale fenomeno fosse ancora riconosciuto e praticato essenzialmente nelle sue linee direttrici originali, ovvero quello di essere un ballo terapeutico ed esorcizzante del malessere che colpiva chi fosse stato colpito dal morso della tarantola, mentre in altre parti del territorio tale funzione curativa della pizzica era già scomparso.

La tradizione vuole che a San Vito dei Normanni il ballo liberatorio per far scomparire il male debba essere eseguito nell’acqua, una tradizione originale che non ha eguali in altre zone del Salento.
Tale particolarità fa riferimento ai diversi modi in cui la cultura popolare ha identificato il morso del ragno, ed i suoi effetti sull’uomo, che in generale tende ad assumere, così come avviene per altri fenomeni analoghi di morsi o punture di animali, siano essi fantastici o reali, come per esempio il licantropismo che trasforma l’uomo in lupo, il vampirismo, la rabbia trasmessa dai cani, il carattere del ragno che l’ha colpito con il suo veleno.

Così la puntura del ragno poteva scatenare una sensibilità accesa per un certo tipo di musica o addirittura di ritmo, poteva esacerbare la sensibilità per alcuni colori, poteva preferire una sorta di lamento funebre invece della musica dei tamburelli o ancora, come avviene appunto nella taranta d’acqua di San Vito, avere una preferenza per l’acqua.

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