Il tamburello leccese, simbolo tradizionale della Pizzica

Il ritmo sincopato di questa musica terapeutica viene eseguito con lo strumento principe del ritmo: il tamburello. Quello della pizzica è un tamburello particolare, costituito da un cerchio di legno sul quale è stata fissata una membrana tesa. Sul cerchio di legno, poi, sono presenti delle fessure nelle quali sono stati inseriti dei piccoli piatti metallici che, ad ogni colpo dato con il palmo della mano sul bordo del tamburello, tintinnano producendo un suono particolare, tipico del ritmo di questa terra.

Esemplare omnio della della cultura mediterranea, il tamburello viene ancestralmente scelto anche per il suo simbolismo incoscio. Il cerchio è la figura geometrica perfetta e rappresenta la ciclicità perenne della vita. In esso non è possibile distinguere un inizio o una fine. Tutto si sussegue e tutto è co-presente, in ogni momento, senza sosta alcuna. Non vi è distinzione o di divisione, dove tutto rientra in una omogeneità divina, se non primordiale. Il movimento circolare della sua forma è simbolo universale e perfetto, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, ha nei millenni rappresentato l’interminabile e il divino, sia in campo animistico che religioso.

Ed è in questo simbolo di perfezione e di concentramento di grandi forze naturali, così come lo considerano i testi indiani Veda, che il tamburello segna con il suo ritmo incalzante il susseguirsi delle stagioni e della vita, dei cicli agricoli e vitali che ritornano ogni anno, senza sosta e senza placarsi, vestendosi di trascendente e di spirituale.

Il tamburello, dalla forma circolare, appartiene alla tradizione più antica e la sua nascita è nascosta nelle radici del tempo. Uno dei primi strumenti musicali creati dall’uomo, dava il ritmo e creava la musica delle danze sacre, portava alla trascendenza, spesso a stati di trance. Il suo suono univa il mondo trascendentale e il mondo umano, unendo terra e cielo. In questo cerchio di perfezione, dove le diversità vengono annullate, la femmina pizzicata riusciva a ritrovare la sua dimensione e scavalcava ogni ostacolo alla sua uguaglianza sociale. Al ritmo della musica del tamburello, non era più un essere inferiore, ma riacquistava la sua dignità e il suo anelato valore sociale.

Elementi pagani nel tarantismo

Fenomeno socio-culturale tipico del territorio salentino, affonda le proprie radici nel lontano passato. Alcune testimonianze fanno risalire le prime manifestazioni al Medioevo ma sembra che in realtà faccia parte di un’antica credenza popolare del mondo rurale, presente anche nella cultura greca e latina.

Legato ad un antico rituale pagano, si è poi integrato con elementi cristiani. Durante tutto il periodo della cristianizzazione e l’eliminazione (laddove possibile) di ogni influenza pagana nel mondo contadino, la Chiesa ha cercato di inglobare rituali e credenze pagane sostituendole con quelle cristiane.

Il ragno (ed assieme ad esso il serpente) fa parte di una cultura matriarcale, rappresentante il simbolo sessuale. Il serpente, come elemento del male, verrà subito integrato nella cultura cristiana come personificazione stessa del male; è uno dei tanti travestimenti del principe delle tenebre: Satana. Questi, dopo essere stato cacciato dal paradiso terrestre per aver osato opporsi a Dio, torna per tentare Eva e portarla sulla strada della disobbedienza, dimostrando il suo poter e la sua forza sugli uomini. La figura del serpente come simbolo fallico rimarrà anche negli annali della psicanalisi, simbolo inconscio di voluttà e desideri proibiti.

Il ragno sarà invece legato alla cultura popolare, simbolo della terra madre che riaffiora, che tesse la rete della vita. Il Cristianesimo non riuscirà a soffocare questo ricordo di una società matriarcale in cui il femminino non è stato ancora soppresso dal potere maschile. Nel rituale del tarantismo, il ragno pizzicherà di preferenza le donne, espressione di una realtà femminina che non è stata del tutto cancellata dal dominio patriarcale.

In questo rito il ragno pizzica la donna da sotto le vesti mentre lei, nei campi, raccoglie le spighe di grano. Questo morso lascerà nel sangue della donna un veleno pericoloso chela porterà in una fase di alterazione psichica, in una forma di trance, che indurrà nella pizzicata atteggiamenti e comportamenti non coscienti. Il muoversi spasmodico degli arti, la disinibizione assoluta provocata dal veleno della tarantola, fungono da giustificazione per comportamenti provocatori e sessuali, senza che lei possa esserne causa consapevole. È, dunque, la rivalsa del femminino che si riappropria della propria sessualità e dei propri istinti annullando ogni forma di condizionamento sociale e culturale, svincolando la sessualità della donna e rendendola libera. La Chiesa permetterà questo rituale facendo in modo che la sua fine (la liberazione della ragazza dalla possessione demoniaca) avvenga per mano di Santa Madre Chiesa attraverso al figura di San Paolo, elemento cristiano che annullerà il potere pagano del ragno. La Santità Cristiana ottiene,così, rivalsa sul mito pagano.